Trapianto di fegato da donatore vivente

Responsabile: Salvatore Gruttadauria

Il trapianto di fegato da donatore vivente è una procedura chirurgica in cui, un individuo sano, solitamente un familiare consanguineo o non consanguineo, dona una parte del proprio fegato ad un proprio caro portatore di una malattia cronica di fegato.

1) Perché si propone

2) Come si svolge la procedura

3) Il processo di valutazione del donatore

4) La chirurgia sul donatore

5) I rischi della donazione

6) Il post intervento del donatore

7) I risultati ottenuti

 

1) Perché si propone
Purtroppo il numero di organi è ampiamente insufficiente per trapiantare tutti i pazienti che ne hanno bisogno. Questo si traduce nell’ impossibilità per molti pazienti di essere trapiantati in tempo. Per ovviare a questo problema, è stato messo a punto l’intervento di trapianto di fegato da donatore vivente che permette il prelievo di una parte del fegato da un donatore sano e il suo trapianto nel paziente che lo necessita. Questo è possibile grazie alla capacità del fegato di rigenerarsi una volta che ne venga asportata una porzione (nel caso del donatore) e di ricrescere fino a raggiungere dimensioni normali una volta trapiantato (nel ricevente).
Il ricorso al trapianto di fegato da donatore vivente permette di trapiantare il paziente quando questi ha bisogno del nuovo organo, senza dover attendere in lista di attesa e quindi senza il rischio che le sue condizioni si aggravino rendendo il trapianto più rischioso e con più alta possibilità di complicanze. In più, poiché l’intervento sul ricevente e sul donatore avvengono nello stesso momento, i tempi di ischemia dell’organo sono ridotti al minimo, differentemente da quanto avviene nel caso di un trapianto eseguito con un organo prelevato da donatore deceduto.

2) Come si svolge la procedura
Dal punto di vista chirurgico, il trapianto di fegato da donatore vivente tra individui adulti consiste nel prelevare la parte destra del fegato del donatore (circa il 60% di tutto l’organo) e trapiantarla nel ricevente, dopo aver asportato l’organo malato. Nel caso in cui il paziente sia un bambino la parte di fegato donata è la sinistra, più piccola. E’ possibile dividere il fegato in due parti perché ciascuno dei due lobi ha una propria vascolarizzazione arteriosa e venosa e drena la bile attraverso due dotti principali, destro e sinistro, che si uniscono solo nel loro ultimo tratto al di fuori del fegato.

Inoltre, il fegato ha la capacità di rigenerarsi e, già dopo 3-4 settimane dall’intervento chirurgico, ritorna alle dimensioni originarie pre-trapianto sia nel donatore che nel ricevente. Due équipe eseguono contemporaneamente gli interventi, la cui durata è di circa 8 ore per il donatore e di 10 ore per il ricevente. Il tempo di ospedalizzazione del donatore dopo l’intervento in genere è di 5-7 giorni, salvo complicazioni che possono insorgere in circa il 30% dei casi. II donatore trascorre la prima notte dopo l’intervento in Terapia Intensiva e in seconda giornata post-operatoria è trasferito nel normale reparto di Degenza, dove inizia subito a seguire la terapia riabilitativa. Solitamente l’operazione non richiede la trasfusione di sangue. Il donatore potrà tornare a condurre una vita normale dopo 4-6 settimane. Secondo le statistiche mondiali, il rischio di mortalità per il donatore è stimato fra lo 0,5 e l’1 %.

3) Il processo di valutazione del donatore
Per salvaguardare l’integrità della salute di chi dona una porzione di fegato, in ISMETT sono stati sviluppati rigidi criteri di selezione del donatore. Bisogna sempre ricordare che chi dona si sottopone ad un intervento di chirurgia maggiore solo per fini puramente altruistici, per cui è necessario prestare la maggiore attenzione possibile. Allo scopo di salvaguardare l’integrità della salute di chi dona una piccola porzione di fegato e ridurre al minimo qualsiasi pericolo a ISMETT sono stati sviluppati rigidi criteri di selezione del donatore.

La fase di valutazione include: esami del sangue, strumentali e visite specialistiche volti ad escludere eventuali controindicazioni alla procedura (anomalie anatomiche del fegato, alterazioni della funzionalità epatica, altre patologie), valutazione psicologica, articolata in più sedute e colloqui; valutazione di un team multidisciplinare composta da tutti gli specialisti coinvolti nella cura. La riunione di una Commissione alla presenza di un medico difensore degli interessi del donatore, l’esame di tutta la documentazione da parte di una commissione medica indipendente rispetto agli specialisti coinvolti nella cura del ricevente e l’ottenimento di una specifica autorizzazione da parte del tribunale concludono l’iter di valutazione.

4) La chirurgia sul donatore
L’intervento al quale viene sottoposto il donatore è definito una epatectomia destra. I chirurghi praticano una incisione in addome larga abbastanza (vedi figura) da consentire la localizzazione e l’asportazione sicura di una porzione del fegato che è pari al 65% dell’intero organo. Durante l’intervento verranno utilizzati appositi sistemi di compressione per mantenere il flusso ematico nelle gambe e prevenire la formazione di coaguli. In sala operatoria verranno inoltre inseriti drenaggi per permettere la rimozione di liquidi e agevolare una rapida guarigione. La durata totale di questo intervento varia da sei (6) a dodici (12) ore.

5) I rischi della donazione
Qualsiasi intervento chirurgico comporta dei rischi, in particolar modo quando esso viene eseguito in regime di anestesia generale. Per questo tipo di donazione il rischio di complicazioni di piccola e grossa entità è circa del 30%. La maggior parte delle complicazioni è comunque di lieve entità e si risolve autonomamente. In casi rari le complicazioni sono talmente gravi da richiedere un ulteriore intervento chirurgico o una procedura medica. Il rischio di decesso correlato alla donazione di fegato è di circa 1 ogni 200 pazienti.

6) Il post intervento del donatore
Terminato l’intervento il donatore sarà portato nel reparto di Terapia Intensiva ove sarà attentamente monitorato. La permanenza in ospedale dipenderà dalla velocità di recupero e da quando i medici riterranno opportune le dimissioni che avvengono in media circa 7-8 giorni dopo l’intervento. Il processo di guarigione continuerà anche dopo la dimissione e il donatore riprenderà le normali attività, ivi compresa la guida, dopo circa 4-6 settimane. Nel caso in cui si presentassero complicazioni post-operatorie potrebbe essere necessaria una convalescenza più lunga. Durante la convalescenza un’équipe di medici valuterà costantemente le condizioni di salute del donatore che sarà sottoposto a visite, esami di laboratorio ed esami radiologici per verificare le condizioni del suo fegato.

7) I risultati ottenuti
Al 3 Novembre 2015 in ISMETT sono stati eseguiti in totale 115 trapianti di fegato da donatore vivente. Nessuno dei donatori è deceduto in seguito alla procedura e le complicazioni sono state tutte risolte con le cure adeguate. Nei pazienti trapiantati i risultati, in termini di sopravvivenza, sono al livello dei migliori centri trapianto internazionali con una sopravvivenza del paziente trapiantato ad un anno del 89,6% e a 5 anni del 76,8%.

 

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